Respinte dal governo le richieste per la liberalizzazione degli abbattimenti dei lupi

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Il governo italiano ha respinto le richieste di allevatori ed agricoltori relative alla possibilità di abbattere i lupi, la cui popolazione risulta in rapida crescita. Secondo gli esponenti del ministero competente, grazie al nuovo piano di gestione lanciato di recente, l’uomo e gli animali selvatici possono coesistere.

Dopo mesi di discussioni, la coalizione ha elaborato un piano di gestione del lupo che respinge fermamente gli abbattimenti o al cattura dei lupi, sanzionando al contempo pratiche di avvelenamento. Al contrario di quanto richiesto, gli allevatori di pecore, capre e altri animali dovranno adottare misure per mitigare il rischio che le loro greggi e mandrie vengano attaccate, come installare recinzioni elettriche e tornare ad usare cani da guardia.

Protetti dalla legge dal 1971, i lupi stanno tornando a prosperare in Italia. Si stima che circa 1.580 sono i lupi che vivono sugli Appennini, mentre la popolazione presente sulle Alpi dal 2015 ad oggi sarebbe più che raddoppiata, passando da 130 a quasi 300 esemplari.

In Italia vive il 10% della popolazione europea di lupi, esclusa la Russia.

Il piano nazionale di gestione del lupo propone 22 “misure di mitigazione” per ridurre gli attacchi dei lupi al bestiame.

Le greggi possono essere protette di notte con recinzioni di nastri elettrici o con cani appositamente allevati – in Italia è molto diffusa la razza detta “Pastore Maremmano” appositamente allevata per la protezione delle greggi. Un cane dal pelo bianco, molto prestante fisicamente e dotato di grande resistenza.

Gli allevatori che perderanno animali a causa di attacchi di lupo saranno risarciti dalle autorità.

Secondo il ministro, il bestiame viene ucciso più spesso da cani randagi, piuttosto che dai lupi di razza pura. Il piano di gestione è stato accolto con favore dai gruppi animalisti propensi alla protezione dei lupi. “Il lupo può essere una risorsa preziosa: in molti paesi sono sviluppate forme di turismo finalizzate all’osservazione di questo straordinario animale in natura. Negli anni ’70 il lupo era a rischio di estinzione in Italia, ora è considerato una specie da proteggere “, ha detto Isabella Pratesi, del WWF Italia, al quotidiano La Stampa.

Ma la decisione di non abbattere i lupi è stata, però, criticata dalle associazioni degli allevatori e agricoltori e da alcune regioni italiane, che si erano impegnate per la libertà di uccisione dei lupi che si avvicinano troppo agli insediamenti umani.

Il problema dei lupi ha messo ancora una volta in luce le divisioni che esistono tra i partiti che costituiscono la coalizione di governo, il ministro Costa è vicino al Movimento cinque stelle, mentre le regioni schierate per gli abbattimenti sono governate dalla Lega. “Dobbiamo proteggere migliaia di pecore e capre, i capi di bestiame e gli asini uccisi dai lupi. Ci aspettiamo un impegno concreto per i pagamenti compensativi destinati agli allevatori“, ha detto in una nota Coldiretti, l’associazione nazionale degli agricoltori.

L’esponente leghista ha sottolineato che in molti paesi in cui il lupo stava facendo un ritorno è stata liberalizzata la caccia a questo animale e che questo è successo perché gli sforzi per proteggere il bestiame con recinti e cani da pastore “non si sono rivelati sufficienti per tenere sotto controllo la predazione del lupo“.

Il piano, elaborato dal ministero per l’ambiente, sarà ora sottoposto all’approvazione dei governi regionali.