retemedia 15 Aprile 2019

Un nuovo studio che ci arriva dal Giappone non fa che confermare quanto sia meritata la reputazione di indipendenza ed indifferenza di cui godono i nostri amici felini.

È un dato di fatto che mentre i proprietari di cani devono sforzarsi ben poco per attirare l’attenzione dei loro cuccioli, i gatti hanno un comportamento ben diverso. I cani possono essere addestrati a comprendere molte delle parole che diciamo loro; al contrario, a volte, i gatti sembrano a malapena consapevoli della nostra esistenza.

Ma quali sono i limiti della nostra capacità di comunicare vocalmente con i gatti domestici (Felis catus)?

C’è molta ricerca che analizza il modo in cui i cani comprendono le vocalizzazioni umane, ma fino ad ora, la capacità dei gatti di interpretare il linguaggio umano è stata relativamente poco esplorata dagli scienziati. Per scoprire se i gatti possono discriminare tra i loro nomi e altre parole che le persone dicono loro, i ricercatori dell’Università di Tokyo hanno condotto una serie di esperimenti con 78 felini.

La coorte di gatti selezionata proveniva da normali famiglie e da un gattile ed i ricercatori hanno cercato di verificare l’ipotesi che i gatti possano riconoscere il loro nome da altre parole, in base al fatto che potrebbe essere un termine di stimolo associato a vari premi, come cibo, carezze e giochi.

Per verificare l’ipotesi, abbiamo presentato ai gatti quattro parole diverse in modo seriale come stimoli di assuefazione a quei suoni, poi abbiamo presentato i nomi dei gatti come stimoli test“, spiegano gli autori, guidati dallo psicologo evoluzionista Atsuko Saito.

Se i gatti si fossero abituati alle altre quattro parole e si fossero disabituati al loro nome, sarebbe stata osservata una risposta di rimbalzo alla presentazione dei loro stessi nomi, indicando la capacità di discriminare i loro stessi nomi da altre parole“.

Durante i test, i ricercatori hanno testato i gatti sottoponendo loro il proprio nome pronunciato solo dopo una serie di altre parole: le interazioni conseguenti sono state registrate su video, quindi analizzate per rilevare eventuali sottili differenze nella risposta del gatto: orecchio in movimento, movimento della testa, vocalizzazione, movimento della coda e spostamento.

I ricercatori hanno anche verificato se è importante che il gatto abbia familiarità con la persona che parla, sia con i ricercatori (come persone non familiari) che con i proprietari di gatti.

In definitiva, sulla base delle risposte dei gatti, i risultati sembrano suggerire che, la maggior parte delle volte, i gatti riescono effettivamente a distinguere tra i loro nomi e altre parole, anche se sono parole dal suono simile e indipendentemente dal fatto che sia il loro proprietario o un’altra persona sconosciuta a pronunciarle.

L’eccezione più chiara è apparsa nei gatti ospiti del gattile; in questo caso il riconoscimento del nome sembrava più scarso, forse come conseguenza del vivere in un ambiente in cui sentono spesso molti visitatori umani diversi che dicono molti nomi di gatti diversi, rendendogli più difficile isolare il proprio.

A parte questo, i ricercatori affermano che i loro primi risultati sperimentali dimostrano chiaramente che “i gatti possono discriminare le espressioni umane basate su differenze fonemiche“.

Per questo motivo, suggeriscono che dovrebbe essere possibile cooptare questa capacità per migliorare la qualità della vita dei gatti, aiutandoli a identificare oggetti o luoghi pericolosi, attraverso espressioni specifiche.

Questa è una buona cosa, anche se i risultati potrebbero anche comprendere una dimensione un po ‘negativa.

In sostanza, ora sappiamo meglio che mai che i nostri gatti capiscono abbastanza bene quando li stiamo chiamando: semplicemente, alcune volte scelgono proprio di ignorarci.

Secondo Saito, però, non c’è nulla di personale in questo atteggiamento.

I gatti non si sono evoluti per rispondere ai segnali umani“, ha spiegato. “Loro comunicano con gli umani quando vogliono, il gatto è così.”

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.