proteggere i Lupi

In difesa del lupo: un animale considerato cattivo ma più preda di un predatore

I lupi stanno tornando nei loro territori atavici in Europa e nel Nord America, facendo rivivere una guerra vecchia di secoli con gli umani ai quali contendono terra, opportunità di caccia e bestiame. Il lupo è protetto in molte aree, ma sta combattendo una battaglia persa, perché nella guerra contro di loro è stato messo in campo qualcosa di molto più letale di pistole, trappole o veleno, uno strumento più potente ed efficace di tutte queste cose insieme: l’immaginazione umana.

Anche se siamo tutti consapevoli di come sono i veri lupi e possiamo immaginarli in modo molto chiaro, forse anche trovarli maestosi e belli, in agguato nella nostra psiche collettiva c’è il Lupo Cattivo da incubo che abbiamo conosciuto così bene da bambini, in favole come “Cappuccetto rosso”, “riccioli d’oro” e “I tre porcellini” e che rimane con noi nell’età adulta con i lupi assassini romanzati della televisione e del cinema.

Sono fieramente pro-lupo e sostengo con forza il loro ritorno, ma non posso fingere che non ci sia una piccola parte del mio cervello che manda segnali di pericolo ogni volta che penso che un lupo possa aggirarsi davanti alla mia porta di casa. Razionalmente, sappiamo, dalle prove scientifiche, che i lupi pongono minacce minime agli umani (infatti, a causa della nostra persecuzione di lunga data verso di loro, tendono a evitarci, al punto che anche gli avvistamenti sono rari, per non parlare degli attacchi). Eppure è come se una paura atavica dei lupi fosse incorporata nel DNA umano. Quindi, per quanto vorrei che questo aspetto dei miei sentimenti svanisca, probabilmente non riuscirò mai a liberarmi completamente di questa diffidenza istintiva.

Le popolazioni di lupi si stanno ristabilendo in tutta Europa (foto: Repubblica Ceca) Nadezda Murmakova / shutterstock

È facile per coloro che sono schierati contro i lupi capitalizzare questa paura al fine di perpetuare la guerra tra le nostre specie. Usando l’immagine del lupo come assassino assetato di sangue, incontrollabile, e la sinonimia tra lupi e “natura selvaggia” con grande effetto, gli avversari dei lupi sono in grado di convincere molte persone che i lupi e gli uomini non possono coesistere, specialmente nelle zone agricole. Per esempio, quando i lupi furono avvistati in un parco nazionale nei Paesi Bassi per la prima volta dopo più di un secolo, il direttore del parco, Seger Emmanuel barone van Voorst, sostenne che :

Una volta che un lupo ha assaggiato la carne di pecora, non correrà dietro ai cervi. Le pecore al pascolo saranno impossibili se ci sono lupi nella zona, e le recinzioni non li terranno fuori… Viviamo in un paese di 17 milioni di persone, non nel Serengeti”.

Questa indignazione contro chi osa sostenere che esseri umani e lupi possano vivere senza pestarsi i piedi (“abbiamo vissuto così per secoli, perché dovremmo permettere ai lupi di tornare a minacciarci?“), incarna un atteggiamento che è problematico non solo per i lupi, ma per tutte le specie di animali: molti umani vorrebbero non avere la seccatura costituita dall’esistenza di animali selvatici sulla terra.

Gli esseri umani agiscono come se i lupi dovessero rispettare i “nostri” spazi, come se dovessero riconoscere le aree in cui non dovrebbero andare. Ma i lupi non conoscono i confini immaginari tra paesi, stati, terre abitate e disabitate, “civiltà” e “deserto”. Non sanno quali aree sono state designate per loro e quali no, e non sanno che quello che fanno quando escono da questi limiti è “sbagliato”. Né sanno che cacciare una pecora è un’offesa per gli umani spesso punibile con la morte. Stanno solo cercando di mangiare, il che è molto più difficile di quanto si pensi spesso: meno del 20% delle cacce del lupo ha successo. Possiamo davvero biasimarli per aver tentato di procurarsi un pasto facile?

Non c’è da stupirsi che preferiscano cacciare le pecore. (Fonte: BBC Earth)

Realisticamente, i lupi hanno bisogno di essere gestiti per poter coesistere con gli umani. Sfortunatamente, viviamo in un mondo dominato dagli umani, un lupo che uccide una pecora per mangiare è punibile con la morte, un umano che uccide a fucilate un lupo che non gli ha fatto niente, quasi sempre se la cava senza nessuna conseguenza seria. La gestione dei lupi allo stato brado non deve essere letale. Recinti, difese visive e visive, cani da guardia e altri sistemi non letali possono essere utilizzati per scoraggiare i lupi dall’attaccare il bestiame.

I lupi potrebbero anche essere in grado di aiutarci a riparare alcuni dei danni che abbiamo inflitto sulla terra, ripristinando l’equilibrio ecologico nelle aree in cui i cervi, non controllati nel numero da una mancanza di predatori naturali, hanno decimato la vita vegetale nativa. Succede lo stesso in Italia, dove in molte zone i cinghiali, ormai privi di predatori naturali, sono cresciuti di numero enormemente, al punto di entrare nelle città e creare seri problemi di vario genere. Questi squilibri non ci sarebbero lasciando che il lupo torni a popolare le nicchie ecologiche dalle quali lo avevamo estirpato.

Prima che ciò accada, però, dobbiamo scordare la favola del Lupo Cattivo. I lupi non sono cattivi, sono solo lupi, cercano di sopravvivere in un mondo in cui sono sempre più sgraditi.

In effetti, vale la pena considerare che aspetto ha un essere umano per un lupo. Per loro, siamo macchine per uccidere (armate di ulteriori macchine per uccidere). Rubiamo dalla loro dispensa quando cacciamo, li scacciamo dalle loro terre, distruggiamo le loro famiglie e uccidiamo i loro cuccioli appena nati nelle loro tane.

Sono spaventati da noi quanto noi lo siamo da loro, se non di più, e per una buona ragione.

Mentre infuria la guerra tra lupi ed umani, forse dovremmo considerare la possibilità che il Lupo Cattivo non esista, ma il Grande Cattivo Umano è vivo e vegeto.