Lavoro online: guadagnare con un sito web e la pubblicità

Ospitare banner e annunci pubblicitari nelle pagine del proprio sito è certamente uno dei modelli di business più diffusi in Rete, apparentemente facile da perseguire, basta inserire un po' di codice nelle giuste posizioni e poi lasciar fare al sistema. In realtà, il problema della monetizzazione del traffico web è il vero banco di prova delle attività che si sviluppano in Rete.

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Sono moltissimi nel mondo i titolari di blog o siti web che affidano alla pubblicità sulle proprie pagine tramite banner il compito di generare entrate economiche che permettano almeno di rientrare delle spese di gestione del proprio spazio web.

Ma davvero è possibile guadagnare con la pubblicità online?

Ospitare banner e annunci pubblicitari nelle pagine del proprio sito è certamente uno dei modelli di business più diffusi in Rete, apparentemente facile da perseguire, basta inserire un po’ di codice nelle giuste posizioni e poi lasciar fare al sistema.

In realtà, il problema della monetizzazione del traffico web è il vero banco di prova delle attività che si sviluppano in Rete.

Ma è proprio la reale sostenibilità di questo meccanismo, apparentemente elementare, che ci fa rendere conto che guadagnare con il proprio sito mediante la pubblicità è tutto fuorché facile. La remunerazione del traffico web è in genere molto bassa e la scomoda verità è che trasformare il proprio sito web in un lavoro alternativo non è solo difficile, è difficilissimo. Servono tanto lavoro, pazienza e, soprattutto, la costanza di andare avanti nonostante le iniziali delusioni quando ci si rende conto che non basta un nuovo articolo ogni tanto, o anche tutti i giorni, per conseguire guadagni importanti.

Impegnandosi però in un progetto a lungo termine, cui dedicare tutto il tempo che si dedicherebbe ad un lavoro normale, è possibile trasformare il proprio sito in una fonte di reddito dignitosa.

Quanto si guadagna con la pubblicità su un sito web?

Su questo argomento girano ormai una quantità spropositata di “miti e leggende”: c’è chi racconta che un piccolo editore online possa fare fortuna pubblicando un paio di banner, così come chi sostiene che bastino qualche migliaio di utenti al giorno ed un paio di link di affiliazione per cambiare l’automobile.

Informazioni di questo genere le si trovano, normalmente, in quei siti che prima ti mostrano come i loro proprietari fanno una vita spettacolare, magari lavorando un paio di ore al giorno sotto l’ombrellone di una spiaggia ai Caraibi, con una bibita fresca appoggiata vicino al computer.

Beh, si tratta di bufale.

Chi cerca di propinare questo tipo di fantasiosa realtà, a ben guardare sui propri siti, più che pubblicità tramite banner, promuove la vendita di libri e corsi su come diventare ricchi via web in pochi semplici passi. Loro, probabilmente, se hanno un sito ben posizionato su Google, magari arrotondano qualche decina o centinaio di euro ricavati dalla vendita di quei libri o corsi ma ben difficilmente guadagneranno abbastanza da vivere ai Caraibi lavorando un paio d’ore al giorno.

Ma allora non si guadagna con il web?

Beh, escludendo le grosse realtà editoriali, ben conosciute anche fuori dal web come i grandi quotidiani cartacei, i guadagni derivanti dalla pubblicità online sono piuttosto contenuti per la maggior parte dei piccoli editori: per un blog con qualche migliaio di visite al giorno possiamo ipotizzare qualche centinaio di euro al mese, per arrivare ad una cifra con almeno tre zeri servono numeri ben più importanti.

Diciamo che per arrivare a guadagnare cifre interessanti occorre arrivare diversi milioni di visualizzazioni di pagina ogni mese.

Insomma, a meno di poter investire grosse somme in pubblicità online per ottenere visibilità, la strada verso il successo online è lunga, tortuosa e fatta soprattutto di delusioni e quantità enormi di tempo da dedicare al lavoro, con la consapevolezza che abbassare al tensione anche solo per qualche giorno può far regredire il progetto di molti passi.

Trattare contenuti interessanti e di qualità, con una buona SEO che permetta un adeguato posizionamento sui motori di ricerca, quindi, è altrettanto importante del volume di traffico che il vostro sito riesce a sviluppare. Soprattutto, è fondamentale non puntare tutto sull’attualità e sulla cronaca, che magari possono avere una fiammata di interesse per qualche ora ma sui quali il piccolo editore online arriva sempre, inevitabilmente in ritardo rispetto ai grandi editori, ma prediligere quei contenuti che possono interessare qualcuno anche a distanza di mesi o anni.

Quando un sito comincia a generare molto traffico, e quindi molte pagine viste, banalmente possiamo dire che farà anche molte banner impressions e avrà maggiori possibilità che un utente intento alla lettura di un articolo possa essere interessato a quanto proposto da uno dei banner esposti e ci clicchi sopra. Infatti oggi la sola impression del banner raramente è sufficiente a garantire un guadagno ma occorre che l’utente clicchi sul banner e atterri sulla pagina linkata dallo stesso.

Per aiutare gli editori, piccoli, medi o grandi, è oggi disponibile una tecnologia chiamata Header Bidding.

Cos’è l’Header Bidding e Come Funziona?

Dietro questa espressione in inglese c’è una modalità di compravendita delle inventory pubblicitarie tramite asta che offre innegabili vantaggi, sia per le aziende che acquistano che per gli editori che vendono gli spazi.

Vediamo insieme come funziona e perché è così importante.

Possiamo definire l’Header Bidding come una tecnologia che consente agli editori di mettere le proprie inventory a disposizione di più sorgenti di domanda, per esempio Header Bidding Agency, in maniera simultanea. Ma per capire bene il suo significato e la sua importanza è necessario fare un passo indietro, andando a vedere come funziona il tradizionale modello di vendita di spazi in Programmatic tramite asta, il cosiddetto “modello a cascata”.

Grazie all’Header Bidding, le richieste di acquisto degli spazi pubblicitari all’interno di una pagina web vengono invece effettuate in parallelo: tutte le sorgenti di domanda competono insieme, senza priorità. Tecnicamente, attraverso un blocco di codice JavaScript applicato all’header del proprio sito (da qui il nome Header Bidding), l’editore “apre” la propria inventory a più offerenti che possono in contemporanea “biddare” tutti insieme sull’impression. E può poi scegliere la migliore offerta tra tutte quelle pervenutegli.

Ad esempio, l’agenzia che gestisce lo spazio web per conto dell’editore stabilisce un costo base per quello spazio di due dollari; se fossero disponibili 4 piattaforme interessate a quello spazio web, la prima disposta a spendere 1,50$, la seconda 2$, la terza 3,25$ e la quarta 2,75$, il sistema sfrutta la concomitanza dell’offerta per scegliere la piattaforma più remunerativa, in questo caso la terza.

Ora i vantaggi dell’Header Bidding sono chiari chiari. Lato domanda, tutte le piattaforme hanno la possibilità di accedere ad inventory premium, mentre con il tradizionale modello a cascata alcune rimanevano relegate ai soli spazi invenduti. Lato vendita, gli editori riescono a massimizzare la monetizzazione delle loro impression: tra i partecipanti all’asta, infatti, potrebbe esserci qualcuno disposto a pagare molto per un determinato spazio, perché ad esempio è particolarmente in linea col proprio target; e più in generale, laddove i partecipanti ad un’asta sono in numero maggiore, la concorrenza aumenta e dunque il prezzo medio sale.

Non solo. I publisher che usano l’header bidding riescono anche ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’effettivo valore economico dei loro spazi, utile a definire il prezzo base delle aste, e in tal senso ad avere maggiore controllo sulle loro inventory. Per non parlare di una generale velocizzazione dell’intero processo, con una effettiva riduzione dei passback.

’Header Bidding è la nuova frontiera tecnologica che sta prendendo piede sempre di più soprattutto nel mondo degli editori e delle società che intendono scoprire nuove strade per monetizzare sfruttando i propri spazi pubblicitari.

Rispetto ai modelli precedenti di vendita a cascata degli spazi pubblicitari, dove l’editore deve per forza scegliere valutando una fonte alla volta, con L’Header Bidding gli editori possono accettare molteplici offerte, chiedendo agli offerenti di fare un’asta su ogni impressione prima che essa venga erogata. I publisher inoltre possono verificare in ogni momento le proposte economiche di tutti i partecipanti all’asta, ed affidare dunque l’impressione al migliore offerente.

In conclusione, tra i vantaggi ottenibili tramite l’header bidding troviamo:

Aumento dei profitti: le aste sono condotte in modo più efficiente, e la presenza di più compratori alza il prezzo base di ogni impressione.

Le inserzioni pubblicitarie vengono pubblicate più velocemente che col vecchio sistema a cascata e si può stabilire un tempo limite per il processo, limitando il rallentamento del caricamento della pagina.

Più trasparenza: si può conoscere il prezzo esatto di ogni singola offerta.

Minore impegno di gestione: le variabili da impostare sono nettamente inferiori rispetto al sistema a cascata.

Più qualità in quanto le possibilità commerciali per ogni singola campagna aumentano.

Insomma, Se davvero volete fare del vostro sito web la vostra attività principale attraverso la pubblicità, mettete in conto lacrime, sangue e una quantità folle di lavoro, fino a 12 – 15 ore al giorno, studiate tutte le possibili opportunità che oggi offre la rete e valutate sempre tutti i pro ed i contro.

E in bocca al lupo.