Cani su Marte?

Di recente, la NASA ha pubblicato illustrazioni colorate e oniriche raffiguranti un futuro immaginario in cui gli esseri umani hanno raggiunto altri mondi. Un astronauta dai capelli ricci fluttua all’interno di una stazione spaziale lunare, con alle sue spalle una grande finestra da cui si vedono i crateri della superficie lunare. Un astronauta sulla superficie della Luna fissa una macchina fotografica su un treppiede per fotografare la lontana Terra. In una di queste immagini si cede astronauta sulle dune di Marte con le mani nelle tasche della tuta spaziale, con un cane al suo fianco.

Aspetta, un cane?

NASA

In realtà, i piani descritti finora dalla NASA per le missioni sulla Luna e su Marte non includono cani. L’agenzia spaziale USA vuole mandare degli umani lì, probabilmente negli anni ’30.

Ma i cani sono già stati nello spazio e prima di noi. Negli anni ’50 e ’60, l’Unione Sovietica legò cani nelle prime capsule capsule di prova e li lanciò in cielo. In questo caso i cani non erano fidati compagni spaziali degli uomini, ma soggetti di ricerca, randagi raccolti dalle strade della città per testare i sistemi di lancio prima di mettervi a bordo gli esseri umani. (Gli Stati Uniti condussero test simili, con diverse specie di scimmie).

Gli ingegneri “addestrarono” i cani; li infilarono in tute spaziali, li chiusero in piccole scatole per giorni per abituarli allo spazio angusto delle capsule e li sottoposero ai simulatori di lancio. Ma sono test sostenibili per qualsiasi cucciolo. Nell’autunno del 1951, pochi giorni prima del suo volo programmato, il cane Bobik riuscì in qualche modo a scappare. Gli ingegneri russi, di fronte a una scadenza rigorosa, trovarono un randagio qualsiasi e lo infilarono nella capsula, senza nessun addestramento. Lo chiamarono ZIB, un acronimo russo che rappresentava “un sostituto per lo scomparso Bobik“. Completò la missione e tornò sulla Terra in sicurezza.

Quello era un volo sub-orbitale, però. Il primo cane ad andare veramente nello spazio fu Laika, una bastardina di tre anni dalle orecchie a punta, nel 1957. La sua capsula riuscì a raggiungere l’orbita e rimase lì per circa cinque mesi, girando intorno al globo, prima di precipitare nell’atmosfera terrestre. Ovviamente Laika non sopravvisse. Un suo ritorno non era mai stato preso in considerazione. La capsula era progettata per esaurire l’ossigeno entro una settimana. Secondo i sensori inseriti sotto la sua pelle, il battito cardiaco di Laika era il triplo della frequenza normale durante il lancio e il suo respiro frenetico. Morì non molto tempo dopo, probabilmente a causa delle temperature estreme nella capsula surriscaldata.

Col tempo, altri cani orbitarono sulla Terra e tornarono vivi. Alla fine, toccò agli astronauti. E i cani vennero lasciati in pace, al riparo dalla minaccia di essere sparati in cielo.

Ma il poster della NASA suggerisce che, a differenza dei cani sovietici, un cane su Marte non sarebbe un animale da laboratorio, ma un compagno prezioso nel viaggio verso una terra lontana. Immaginiamo la vita di un cane su Marte: vivrebbe con estremo disagio.

Il viaggio inizierebbe con un lancio a bordo di un razzo potentissimo. I passeggeri sentirebbero quattro volte la forza della gravità terrestre premer su di loro. un’esperienza stressante, persino alcuni degli astronauti meglio addestrati decollano con il battito cardiaco alle stelle. Sarebbe molto peggio per un passeggero non in grado di capire cosa stia accadendo, dice Clive Wynne, professore di psicologia presso l’Arizona State University che studia il comportamento dei cani e autrice del libro Dog Is Love: Why and How Your Dog love you .

Wynne considera il suo cane, un meticcio di otto anni chiamato Xenophon, un antico studioso greco che scriveva di cani. “Sono abbastanza sicura che Xenophon non voglia andare su Marte,” dice. “Se dovessimo provarlo mettendolo in uno spazio ristretto e sottoponendolo a rumori forti e movimenti improvvisi, penso che ci convincerebbe che non era qualcosa che voleva fare.

Xephos, così è soprannominato il cane, adora andare in macchina con i finestrini abbassati. “Se esistesse l’opzione per un cane di mettere il muso fuori del finestrino durante il viaggio verso Marte, allora forse…” Dice Wynne. Ma ” Per quel poco che so sui viaggi nello spazio non ci saranno finestrini“.

No, non ci sarà. E la tecnologia per costruire un’astronave sontuosa come la USS Enterprise è lontana molti anni. Le prime navi che si recheranno su Marte saranno probabilmente piccole e anguste, con a bordo solo l’essenziale, come i sistemi di supporto vitale. Non ci sarà molto spazio per gli astronauti per muoversi, tanto meno giocare con il loro compagno canino.

Il viaggio metterebbe a dura prova i corpi dei passeggeri, umani e cani allo stesso modo, soprattutto se la navicella spaziale non fosse in grado di produrre gravità artificiale per mantenere piedi e zampe sul pavimento. Senza gravità, ossa e muscoli si atrofizzano. I bulbi oculari si gonfiano, la vista diviene sfocata, un mistero medico che gli scienziati stanno ancora cercando di capire. E senza la protezione del campo magnetico terrestre, i passeggeri sarebbero esposti alle radiazioni, i raggi ad alta energia che permeano il cosmo, il che può aumentare il rischio di cancro.

Gli esseri umani possono offrirsi volontari per questa pericolosa esperienza, ma i loro cani non possono. “Penso che sarebbe inumano mettere un cane su un’astronave“, dice Wynne.

Le sfide continuerebbero su Marte, se anche gli umani e cani ce la facessero ad arrivarci. L’aria che compone l’atmosfera sottile del pianeta rosso è irrespirabile e il suolo tossico. La gravità, circa un terzo di quella della Terra, metterebbe ancora a disagio i corpi dei viaggiatori anche se, con il tempo, potrebbero adattarsi. Il cane probabilmente vivrebbe in un piccolo habitat insieme agli umani, avventurandosi fuori solo con un’apposita tuta spaziale.

Progettare una tuta spaziale per un cane non sarebbe difficile. La NASA ha decenni di esperienza nella produzione di tute spaziali, che sono come piccoli veicoli spaziali, dotate dei sistemi necessari per mantenere sani e vivi coloro che le indossano. Presumibilmente, il cane potrebbe comunicare con un compagno umano nello stesso modo in cui due astronauti chiacchierano durante le passeggiate nello spazio: attraverso la radio. Il cucciolo indosserebbe una cuffia che gli tiene posizionato un auricolare ed un microfono, per ricevere comandi e rassicurazioni dal suo compagno (la NASA chiama questi cappucci, in dotazione anche agli astronauti, Snoopy, un nome abbastanza appropriato).

Il problema è l’esperienza del cane all’interno di quella tuta spaziale, dove circolerebbe sempre la stessa aria. I cani hanno 300 milioni di recettori olfattivi nel naso, rispetto ai soli 6 milioni degli umani. Amano annusare quasi tutto quello che vedono. Possono persino capire dall’odore quando i loro umani si ammalano. Per un cane l’ambiente chiuso di una tuta spaziale sarebbe soffocante.

Il cane non potrà annusare“, spiega Wynne. “Non sentirà il caldo o il freddo. Il cane non potrà sentire mai la pioggia fresca e gli spruzzi delle pozzanghere e non annuserà mai un lampione per capire se c’è un nuovo cane in città. “

Con il senso dell’olfatto limitato, i cani non sarebbero molto utili, dal momento che i cani da lavoro sono addestrati attraverso l’uso del naso. Forse si potrebbe insegnare ad annusare certi minerali nel terreno, ma l’indagine dovrebbe essere fatta con campioni portati all’interno, lontano dalla brezza marziana, dove le macchine potrebbero probabilmente farlo comunque.

C’è anche la questione dei rifiuti. Gli astronauti indossano pannolini per adulti durante le passeggiate nello spazio; Gli esploratori di Marte dovrebbero addestrare i loro compagni canini a sentirsi a proprio agio con un ammenicolo simile simile. Le future generazioni di cani marziani, nati e cresciuti sul pianeta arido, probabilmente soffrirebbero poco. Come i bambini nati su Marte, non sentiranno la mancanza dei fiori e della pioggia. Ma se sarà così dannoso per i primi cani, perché mandare cani su Marte?

“Immagino che porteremmo con noi cani e galline e tutti i tipi di animali,”, dice Valeri Farmer-Dougan, professore di psicologia alla Illinois State University, dove dirige il Laboratorio di comportamento e apprendimento cognitivo del cane. “Nel corso della storia umana, abbiamo sempre portato con noi i nostri cani durante le grandi migrazioni.”

Per i proprietari che considerano i cani membri effettivi della loro famiglia, sarebbe senza dubbio difficile lasciare una persona cara sulla Terra. “Non vorrei andare da nessuna parte senza i miei cani“, dice Farmer-Dougan.

Alcuni sostenitori della colonizzazione di Marte suggeriscono che il futuro roseo rappresentato nei manifesti della NASA potrebbe iniziare subito dopo l’arrivo. In una intervista rilasciata a Popular Mechanics, ad esempio, a Elon Musk sono state chieste le sue idee per produrre cibo, acqua e carburante. “Una volta arrivati ​​lì, quella roba è relativamente semplice“, ha detto.

È piuttosto ottimista. Le prime missioni su Marte saranno probabilmente pericolose e dolorose. Sarà tremendamente difficile mantenere in vita gli umani, per non parlare dei cani. Gli astronauti farebbero meglio a portare piccole macchine e robot, i comuni compagni dei viaggi spaziali nella fantascienza. una ricerca ha dimostrato che i robot possono suscitare sentimenti di empatia e legame negli umani, specialmente quando assomigliano a WALL-E.

E potrebbero vagare per ore nel paesaggio marziano, liberi dai ricordi di un passato sulla Terra.

Wynne, però, ha un altro suggerimento: “mi chiedo se sarebbe meglio portarsi un gatto…

Magari ne parleremo in un prossimo articolo.

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